Milan-Juventus 0-2: quando un giocatore è condizionante, non decisivo

Sabato 28 ottobre 2017, andava in scena uno dei classici del nostro campionato con le blasonate Milan e Juventus a contendersi la proficua posta in palio.

Più che per racimolare preziosi punti in classifica, il Milan punta a bissare il successo di Verona contro il Chievo e ripartire da un punto di vista psicologico e finalmente avvicinarsi alla creazione di un identità di squadra. Per converso, i bianconeri non possono perdere di contatto la vetta, giacché Napoli e Inter hanno nell’undicesima giornata di Serie A Tim impegni decisamente più agevoli contro rispettivamente Sassuolo e Verona.

Inizia bene il Milan, che nel primo quarto d’ora manifesta un buon giro palla e un’attitudine compulsiva nella ricerca del proprio centravanti Kalinic, che parrebbe più in palla rispetto alle precedenti performances. Ma la garra e l’abnegazione dei rossoneri diventano caduche quando sale in cattedra la maggior qualità e organizzazione degli uomini di Allegri. Dybala inizia ad incantare svariando da destra a sinistra e tentando una conclusione interessante ma centrale al 18′.

E’ il preludio del gol juventino: libero fra le linee “la Joya” imbecca Higuain marcato a rispettosa distanza da Romagnoli. E’ in questi momenti che il centravanti argentino diventa straordinario, perché il controllo orientato e la sassata all’angolino (ormai suo marchio di fabbrica) lo collocano al di sopra dell’umano. Juventus, che col suo condottiero di giornata, consolida la sua leadership di gol segnati nella prima mezz’ora arrivando a 13 marcature. Intanto, il primo tempo scivola via con la consapevolezza da parte del Milan di aver giocato una buona partita seppur evidenziando limiti nell’organizzazione tattica e in alcune scelte individuali(Biglia capace di sbagliare ogni passaggio, in primis).

Nella seconda frazione, il Milan cala fio a spegnersi. Manduzkic e Khedira su tutti formano una “mortal cage” su Suso, limitandone inventiva e operatività. Ne risente tutto il Milan, il cui gioco si regge principalmente sul fosforo dello spagnolo. Poco da lodare per la squadra del già rassegnato Montella, se si esclude il solito commitment di Fabio Borini. L’ex Sunderland e Roma, è forse il giocatore simbolo del periodo rossonero: esasperazione nel cercare una soluzione ma poco ordine mentale.

Viceversa, fra le schiere sabaude, c’è un uomo col killer instinct freddo come un inverno a Mosca. Il “Pipita” è esemplare perché sgomita e raddoppia in difesa ed ogni volta che recupera palla non è mai banale e ne dribbla due, tre senza fermarsi.

Poco dopo l’ora di gioco, la seconda perla. Sembra un gol pensato giorni prima. L’ottimo Asamoah si accentra e dà palla a Dybala che lascia scorrere per Higuain; finta su Rodriguez e siluro che frantuma il palo e poi condanna Gigio Donnarumma.

Allora lì, ogni spettatore al Meazza o davanti la tv ha una sorta di epifania calcistica: quando Higuain gioca così, non è semplicemente decisivo, ma condizionante. Un giocatore è decisivo quando è capace di utilizzare correttamente le proprie abilità per superare condizioni esterne avverse. Ebbene, il 9 della Juventus è in prima persona a dettare le condizioni della partita, con poche “semplici” mosse, ricadute fisiche e mentali permettendo.

Una sorta di Moira, in grado di tessere i fili del destino di una gara e rendere le proprie decisioni inesorabili.




Articolo scritto da: Antonio Mancini
Pubblicato il: 30 ottobre 2017
Categoria: Serie A
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