Calcio: fenomeno politico o sport?

calcioSi è chiusa ieri sera la settimana dedicata alle qualificazioni all’Europeo del 2016 in Francia.

Da queste gare vengono fuori degli spunti di riflessione che includono sia il fatto sportivo che quello extracalcio.

La favola dell’Islanda è la notizia più importante: squadra che già lo scorso anno aveva sfiorato la qualificazione al torneo iridato brasiliano, perdendo solo lo spareggio contro Kovacic e co.

L’esperienza ventennale maturata nella Svezia (partì dalle giovanili) ha permesso a Lars Lagerback di affrontare quella islandese con la giusta maturità acquisita negli anni.

Il tecnico svedese, approfittando anche dell’esperienza estera dei vari Sigursson, Bjarnason, Halfredsson e Finnbogason, ha creato un team di giocatori esperti i cui risultati hanno dato il comando, in coabitazione con la Repubblica Ceca, del gruppo A di qualificazione, creando un solco tra loro e la deludente Olanda del traballante Guus Hiddink, a mio parere molto più avvezzo al lavoro con squadre dai nomi non altisonanti (si parla di fronde nello spogliatoio pro e contro il tecnico olandese).

Gli isolani giocano un calcio veloce e palla a terra (cosa impensabile 10 anni fa) con una difesa ben organizzata e un centrocampo da battaglia.

Questa nuova formula, voluta da Platini, ossia estendere a 24 squadre la fase finale, sta portando importanti novità e stimoli anche a squadre di basso lignaggio (escluse le derelitte Gibilterra e San Marino che subiscono ancora caterve di gol).

A proposito di questo, giusta menzione deve andare al calcio britannico che sta facendo ottime cose con Scozia, Galles, Irlanda e Irlanda del Nord, tutte ben piazzate e con le medesime possibilità di entrare nella fase finale che, ricordiamo, includerà le migliori terze e le spareggianti di novembre 2015.

Capitolo delusioni: al comando l’Olanda e la Germania che, reduci da uno strepitoso Mondiale stanno penando in Europa.

Sembra al capolinea il ciclo iberico della nazionale di Del Bosque, mentre la nazionale di Conte e quella di Hodgson procedono spedite (agevolate anche dal facile calendario) verso il paese transalpino che ben si sta comportando nelle amichevoli (ricordiamo che essendo paese ospitante sono qualificati di diritto).

Lasciamo il calcio giocato e parliamo ora dello scempio di Belgrado.
Intanto esordirei ricordando a Platini che Serbia e Albania da anni rivendicano la loro potestà sul Kosovo e che quindi sarebbe stato quantomeno opportuno evitare che le due nazionali si trovassero nello stesso raggruppamento o almeno farle incontrare in campo neutro o a porte chiuse (a proposito, pare sia stato avvistato il buon Bogdanov che ora cammina libero per gli stadi serbi).

Il drone che svolazzava intorno allo stadio con il vessillo del Kosovo autoctono è figlio di una rabbia mai sopita e che ha gettato benzina sul fuoco, permettendo, tra l’altro, libero accesso ai tifosi all’interno del recinto di gioco che sono entrati in contatto con i calciatori albanesi.
Si vocifera che l’autore di tale provocazione sia stato tale Orfi Rama, fratello del premier albanese Edi Rama.

E questi dovrebbero dare l’esempio…




Articolo scritto da: Sandro
Pubblicato il: 15 ottobre 2014
Categoria: Calcio News

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