11 luglio 1982 – 11 luglio 2012: trent’anni da un sogno

Era una notte di trent’anni fa. Una come tutte le altre, se escludiamo il fatto che quella notte abbiamo scritto un pezzo di storia. Un’impresa sulla quale nemmeno i tifosi più ottimisti avrebbero scommesso, ma forse anche per questo ancora così viva nel ricordo di chi ha avuto la fortuna di seguirla.

Italia Campione del Mondo 1982

Italia Campione del Mondo 1982

In quel Mondiale ci si può leggere di tutto. C’è la partenza a testa bassa, c’è lo scoraggiamento generale dopo una fase a gironi che lasciava anche troppo a desiderare, c’è la ragazzina di vent’anni che ha la faccia tosta di insultare il grande Bearzot, ci sono le palate di fango gettate addosso a Paolo Rossi per via della squalifica, e poi c’è il riscatto.

Gli azzurri entrano nel girone della morte, Argentina e Brasile, come undici cani bastonati, e ne escono come altrettanti soldati vittoriosi. Se non siamo morti adesso non moriremo più. E infatti dalla parata miracolosa su Leandro alla finale contro i tedeschi dell’ovest è un attimo. Da allora in poi è solo un susseguirsi di immagini storiche, rimaste marchiate a fuoco nella memoria di tutti gli italiani.

Il rigore sbagliato da Cabrini, Pablito che sblocca la partita, l’urlo di Tardelli sul secondo gol, il “Non ci prendono più” di Pertini dopo la rete di Altobelli, quel misero gol della Germania che oramai non serve più neanche per consolazione, il triplice fischio dell’arbitro seguito dal triplice “Campioni del mondo” di Martellini. E infine, come a chiudere questa interminabile catena di eventi, il capitano che alza la coppa. Quella stessa coppa che assisterà senza fare commenti alla partita di scopone tra illustri poggiata sul tavolino dell’aereo.

E’ quasi automatico adesso, a trent’anni di distanza, ripensare con rimpianto a quella notte e chiedersi cosa ci è rimasto di quello spirito di sacrificio e di sana competizione che caratterizzava il calcio in tempi ormai lontani. Insomma, che cosa è cambiato da quell’undici luglio del 1982?

Come abbiamo potuto lasciare che il “gioco più bello del mondo”, quello che la domenica pomeriggio riuniva le famiglie davanti al televisore, sia diventato l’attività commerciale che è ai giorni nostri? In un’epoca in cui non si sente parlare d’altro che di scommesse, di arbitri corrotti e di mille altri scandali affiliati, e in cui non c’è colpo di mercato che non sia strategico per le casse di questa o quella squadra, è inevitabile perdere l’entusiasmo del secolo scorso, e arrivare a sospettare che magari anche allora fosse tutta una presa in giro.

Ma alla fine, per fortuna o soltanto per ironia della sorte, c’è sempre il desiderio di mantenere in equilibrio un’illusione, per non far crollare così repentinamente quel meraviglioso castello di carte intorno al quale si è riso e pianto per una vita.

La dimostrazione? Si può trovare benissimo in quella notte di trent’anni fa. Perché, vuoi o non vuoi, ci sarà sempre un bambino che ritroverà per caso un ritaglio di giornale con su scritto “Per favore ragazzi state ancora zitti”, si farà venire il mal di testa per cercare di capire cosa significhi quella frase così strana, poi si arrenderà con l’espressione un po’ seccata per non esserci arrivato da solo, e andrà a chiedere spiegazioni al papà.

Allora quel papà, in qualunque parte della penisola si trovi, gli risponderà con fare enigmatico e riuscendo a stento a mascherare l’emozione che da quel momento in poi il bambino dovrà memorizzare queste parole come una formula magica: Italia – Germania 3-1: Rossi, Tardelli, Altobelli.




Articolo scritto da: Valentina De Vito
Pubblicato il: 12 luglio 2012
Categoria: Calcio News
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2 Commenti

  • Marco ha detto:

    Bello, complimenti! 😉

  • Giampaolo M ha detto:

    La descrizione della partita con cui “abbiamo scritto un pezzo di storia” è davvero perfetta, emozionante. E non posso che concordare con te per quanto riguarda la seconda parte di questo articolo, perchè veramente il calcio è diventato solo scommesse, corruzione e vari scandali. Inoltre, il bambino che descrivi tu mi ricorda tanto me, quando ero piccolo e mio padre mi raccontava sempre di quella partita magica, descrivendomi ogni singolo dettaglio… Complimenti!

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