Morire in Campo

Sudare e insistere, insistere e resistere, resistere e raggiungere, raggiungere e conquistare.

A questo pensano tutti i giocatori del mondo, perché quando la palla entra in porta e senti il cuore che batte a mille e poi sembra come fermarsi per l’eccitazione di quel goal, tutto intorno a te è grandioso e provi qualcosa di indescrivibile.

Miklos Feher

Miklós Fehér

Ma quando invece il cuore si ferma e non riesci più a vedere ne a sentire ciò che ti circonda, ecco che la prospettiva cambia. E’ quello che è successo a Vivien Foe, Puerta, Feher, O’Donnell.

Giocatori comuni, ognuno con un proprio talento, diversi tra loro, appartenenti a squadre e nazioni diverse, ma tutti legati da una grande passione: il calcio.

Martedì 20 luglio 2010 Miklos Feher avrebbe compiuto 31 anni, ne aveva 24 alla morte.

Morire in campo non dovrebbe mai succedere. Morire in campo davanti a migliaia di occhi sconosciuti, impotenti, a volte insistentemente curiosi, è disumano. Morire così giovani è contro natura.

Troppe morti inspiegabili, spesso senza un precedente medico. Il calcio è uno sport meraviglioso, e fin troppe volte il suo nome è stato sporcato dalla mano della morte.

Facciamo in modo che ci sia più prevenzione, anche se non tutti possiamo dare il nostro contributo direttamente, chi ha la possibilità di salvare questa situazione d’emergenza che non va sottovalutata, si mobiliti con ogni mezzo per aiutare giocatori a rischio e non, che, ricordiamoci, sono prima di tutto persone.




Articolo scritto da: Gioia
Pubblicato il: 19 luglio 2010
Categoria: Calcio News

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