Grazie di Tutto Josè e Perdona Questo Paese

No, non stava affatto scherzando, né applicando una sorta di pretattica quando diceva che forse non sarebbe rimasto all’Inter. Le sue mezze frasi nascondevano la verità più dolorosa per il popolo nerazzurro: Mourinho ha deciso di lasciare l’Italia, non l’Inter.

Josè Mourinho sorride

Josè Mourinho sorride

E’ stato molto chiaro lui, è il nostro paese quello che non gli ha dimostrato quanto si sarebbe aspettato, perché l’Inter per Josè rimarrà per sempre una famiglia, casa sua. Una casa però che ha abbandonato per andare a Madrid, dove gli verrà chiesto un altro miracolo: restituire alle merengues i fasti ormai persi da tempo. Impresa non impossibile, considerando il valore della squadra e il potenziale economico della società.

Ma quello che Mou ha realizzato con l’Inter è più che speciale. E’ Leggendario. Una tripletta da sogno, che tutti gli altri club italiani possono solo invidiare. Difficile che altri possano portare a casa tutto entro i nostri confini. Lo scorso anno il Barcellona il triplete lo ha fatto in Spagna, ma il livello della Liga non è paragonabile alla Serie A. E questo aspetto avvalora il miracolo di Josè.

Speravamo che rimanesse, almeno un altro anno, ma Josè quando ha in testa una cosa non c’è verso di convincerlo a fare il contrario. E questo lo sapevamo benissimo. E sapevamo benissimo anche che non sarebbe rimasto in eterno, è dal primo giorno che è arrivato alla Pinetina che afferma di voler vincere in tutti i paesi con la tradizione calcistica migliore. Forse però la sua partenza è avvenuta troppo presto. Ma nonostante ciò l’Inter che rimane, con o senza Mou, l’Inter ci sarà sempre anche senza il portoghese.

Josè Mourinho esulta a Barcellona

Mourinho esulta a Barcellona

Josè lascia una squadra strepitosa, fantastica, convinta dei propri mezzi e finalmente vincente anche in Europa. Il salto è stato fatto, lui lo ripete da tempo. L’Inter, con o senza Mourinho, è diventata grande. E di questo va dato atto al vate di Setubal, che ha svolto un lavoro eccezionale, benché il mondo del calcio italiano lo abbia maltrattato fin troppe volte. La sua unica colpa, dire ciò che pensa, superando i limiti che il pallone nostrano si è auto-imposto, sfiorando la falsità. Le verità scomode non piacciono, così come certe provocazioni ad arte per infondere fiducia ai suoi giocatori. Certe tattiche pagano (e il campo lo ha dimostrato), ma non sono ben viste in Italia. Per questo Josè fa bene ad andarsene, a lasciare a malincuore l’Inter, non il nostro paese. Speriamo che in Spagna lo rispettino per quello che dice il suo curriculum, non per le sue parole che a volte possono suonare stonate.

Ma lui è fatto così, prendere o lasciare. Noi lo abbiamo preso, e lui all’Inter ha regalato tutto. Josè ha portato l’Inter in cielo, dopo che a Barcellona lo aveva indicato dal basso dicendo che sarebbe stato nerazzurro. Nessun interista è pronto a separarsi da lui. Ma il punto non è questo. Forse nessuno lo sarebbe mai stato. Possiamo intuire forse cosa gli passi per la tesa.

Non si tratta di soldi, come tutti vorrebbero subito insinuare. Si tratta di qualcosa di diverso. L’amore per la sua professione e per il calcio in generale e la continua ricerca della perfezione nei dettagli. Del completamento dei sogni più nascosti e irraggiungibili. Il capolavoro realizzato quest’anno non ha termini di paragone nella storia italiana del calcio. Nessuno ha mai fatto come lui.
Josè Mourinho, il bravo comunicatore, il “pagliaccio”, il provocatore, ha vinto tre tituli nello stesso anno. Ha dimostrato più che mai di essere lo Special One e ha in soli due anni ha smentito tutti i suoi detrattori.

Josè si è insinuato nella pelle dei tifosi nerazzurri come una droga che crea dipendenza. Ha fatto dell’Inter la sua causa personale. Ha coinvolto i tifosi, li ha scossi e li ha trascinati. Ma soprattutto li ha cambiati. Ha insegnato loro che gioire per la propria squadra non era solo un diritto, ma anche un dovere. Il dovere di sostenerla nei momenti più felici e in quelli più difficili. Ha creato intorno ai suoi ragazzi una cortina di polemiche delle quali ha sempre risposto e per le quali ha sempre pagato in prima persona.

Tripletta di Josè Mourinho

Josè Mourinho in lacrime

Chi è Josè Mourinho? Josè Mourinho è colui che mostra il segno delle manette, quello che scatta a Kiev per andare ad abbracciare Julio Cesar, quello di Barcellona con il dito a toccare il cielo. Ma uno solo sarà il Mourinho che non dimenticheremo mai. Quello di quel sabato sera a Madrid in lacrime. Un genio che è anche e soprattutto un uomo. Se si pensa a tutto questo è ancora più difficile realizzare che Mou se ne andrà. Che dopo aver dato quello che gli avevano chiesto e riprenderà un altro viaggio verso nuove conquiste. Verso nuove vittorie.

Grazie, dunque, Josè, e scusaci se siamo in un Paese in cui dire ciò che si pensa ti mette in fronte un’etichetta scomoda di “sopportato”, se non di estraniato. Tu hai dimostrato di poter svolgere il tuo lavoro anche in un ambiente ostile. Un ambiente che non ti ha mai rispettato, un ambiente fatto di allenatori che si sono permessi di criticarti sportivamente in maniera aspra e pungente come se tutti quanti avessero ottenuto i tuoi stessi successi.

Stai certo che molti ti rimpiangeranno, soprattutto le tue care “prostitute intellettuali” che adesso avranno meno da scrivere. Ritorneremo alle solite litanie tipo “la palla è rotonda”, “vogliamo far bene” e via di seguito. Mancherai a qualche collega che non potrà più ingaggiare con te spettacolari duelli dialettici dai quali uscivi sempre trionfante.
Mancherai un po’ meno a tutti gli altri tifosi e a tutte le altre squadre alle quali hai lasciato zero tituli. Ti temono loro, sanno puoi essere decisivo quanto un giocatore. Rimarrai sempre uno di noi, quello degli ‘zeru tituli’, quello della Champions League, della tripletta storica e leggendaria.

Ora speriamo che quanto hai lasciato all’Inter possa essere raccolto e utilizzato al meglio da chi verrà al tuo posto, sperando che si dimostri alla tua altezza, anche se non sarà facile. Da qui, noi continueremo a seguirti con affetto, gioia e il massimo rispetto, quello che non tutti hanno voluto concederti. Gli stessi che oggi devono ingoiare il boccone amarissimo di te con la Champions League levata al cielo.

Ti chiediamo solo una cosa. Non ci dimenticare. Mai. Noi non lo faremo. E non diciamoci addio. L’arrivederci è già fin troppo doloroso. Questo è il calcio. Questa è la vita.

GRAZIE JOSE’




Articolo scritto da: Mino Lomonte
Pubblicato il: 1 giugno 2010
Categoria: Calcio News
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