Un Barça da Record Alza al Cielo la Champions League

Champions League 2009: Barcellona - Manchester United 2-0
Spettacolo, cinismo, potenza e un’invidiabile organizzazione tattica: sono questi gli elementi che meglio sintetizzano la partita e la stagione di un Barcellona straripante che è riuscito a vincere la Champions League.

Questo trofeo è dunque la ciliegina sulla torta di una stagione che i blaugrana hanno reso strabiliante perché hanno dominato in patria e in Europa. Prima la Coppa del Re, poi il Campionato ed ora il successo nella finale di Champions a Roma chiudono una tripletta di “tre tituli”, per dirla alla Mourinho, mai centrata da un club spagnolo, neppure dal leggendario Real Madrid delle stelle Puskas e Di Stefano. Un record da stampare sugli almanacchi. Il risultato eccezionale di un Barcellona che produce emozioni a catena: una macchina magnifica, un totale di 153 reti fra campionato e coppe.

E per invidia viene quasi da dire che il Barcellona non meritava neanche la finale, perché quel gol di Iniesta al 93’ brucia ancora per i giocatori del Chelsea, ma la partita disputata dal Barça e i risultati ottenuti in questa stagione rendono la conquista dell’Europa un bottino più che meritato.

I nuovi campioni d’Europa hanno sofferto solo all’inizio del match ,quando dopo nemmeno un minuto, da 25 metri Cristiano Ronaldo ha esploso una punizione terrificante, su cui Valdes si è salvato a stento. Il fuoriclasse portoghese è parso incontenibile quando poi al 9′ ha sfiorato di nuovo il vantaggio, con un diagonale da destra che ha sfiorato il palo opposto.

Ma in un attimo è cambiato il copione: il Barça ha messo le mani e i piedi sulla partita. Al 10’, esattamente, quando Iniesta è partito in percussione, saltando un paio di inglesi, e al limite ha allargato per Eto’o, defilato sulla destra. Il camerunense ha inventato una giocata micidiale: dribbling secco a rientrare su Vidic e in un lampo si è presentato davanti a Van der Sar e anticipando Carrick ha firmato il vantaggio. Il Barça ha perso subito quella timidezza iniziale, è salito in cattedra come sa, con il suo centrocampo fantastico, ispirato da un Iniesta incontenibile, e con i ricami sempre micidiali di Messi. Il Manchester tosto e spavaldo ha dovuto chinare a lungo la testa. Quei palleggi insistiti, a volte irridenti, lo hanno messo nell’angolo. Ronaldo ha continuato a dare segni di vitalità, di rabbia agonistica, ma ha giocato un po’da solo, mai assistito da Rooney, troppo isolato sull’out, tantomeno da Park, inadeguato per appuntamenti come questi. Invece Iniesta, Xavi e Messi hanno regalato giocate da applausi, triangoli, scambi, improvvise accelerazioni, tutto un campionario su cui la difesa inglese ha sofferto moltissimo.Forte del vantaggio, il Barça ha potuto fare la partita a so piacimento, senza mai alzare i ritmi e tenendo a bada gli inglesi con un palleggio di grande qualità e intensità. Ferguson le ha provate tutte per cambiare l’inerzia della gara facendo entrare tutte le punte, ma proprio mentre accennavano qualche segno di stanchezza, i catalani hanno raddoppiato. Cross dalla destra di Xavi, Ferdinand non ci è arrivato e Messi di testa ha infilato l’angolo opposto, a dispetto dell’altezza (un metro e 69) e del soprannome di “pulce”.

Così il Barcellona ha spodestato il Manchester United.

La forza della squadra blaugrana è stata quella di aver saputo smentire, in pochi mesi, tanti luoghi comuni del calcio. Si può essere belli, spregiudicati e anche vincenti: è questa la prima risposta che sbriciola opinioni antiche.

Determinate anche il tecnico, Pep Guardiola, che al debutto da allenatore ha fatto il pieno a casa sua e all’estero. Il catalano, 38 anni, è un concentrato di intraprendenza e modernità, sfrontatezza e astuzia, sapienza ed entusiasmo. Le idee possono contare più dell’esperienza: è questo l’altro elemento di riflessione che scaturisce dalla finale. Guardiola si è tolto lo sfizio di mandare allo sbaraglio il Manchester United di quel volpone di Ferguson, chiudendo in un angolo Cristiano Ronaldo e Rooney.

E infine come non celebrare Messi,ora più che mai vicino a vincere il pallone d’oro:ha firmato il 2-0, ma prima ancora di trovare spazio nel tabellino dei marcatori ha dimostrato che i campioni possono fare la differenza anche mettendosi al servizio dei compagni. E lui,con generosità, ha aperto varchi e macinato chilometri come un gregario, prima di segnare un gol-capolavoro. Non solo: si era distinto già alla vigilia, sottolineando di sentirsi in debito di riconoscenza nei confronti del Barça e di non volerlo lasciare per nessuna ragione.

A dispetto di chi pensa che nel calcio-business non possa esserci più spazio per i sentimenti.




Articolo scritto da: Mino Lomonte
Pubblicato il: 28 maggio 2009
Categoria: Champions League
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