Roberto Boninsegna Unicità del Derby d’Italia

La molto presunta, ed assai poco certa, frase infelice di José Mourinho sul valore dei tre scudetti consecutivi ottenuti dall’Inter di Roberto Mancini (i cui meritati sette trofei in quattro anni di gestione nerazzurra, comunque, potrebbero risultare un traguardo di non facile raggiungimento anche per il pluridecorato tecnico portoghese) ha recentemente riattizzato la già arroventatissima rivalità tra tifosi interisti e juventini: una rivalità epocale, resa vieppiù accesa e pungente in seguito allo scoppio, nella primavera 2006, dell’ignobile scandalo “Moggiopoli” (o “Calciopoli” che dir si voglia). Il più tremendo scandalo della storia del calcio italiano, nonostante qualcuno ancora tenti, disperatamente e ben poco obiettivamente, di far passare alla stregua di un’ingiusta e premeditata farsa.

Roberto Boninsegna, InterNel groviglio di tale acre antagonismo, forse un solo giocatore è riuscito, ieri come oggi, a riscuotere totale apprezzamento da entrambe le fazioni pur avendo vestito ambedue le maglie in rigorosa sequenza, senza alcun “depurante” intermezzo tra queste: Roberto Boninsegna da Mantova, uno a cui volontà e coraggio, sin da quando mamma Elsa lo diede alla luce sotto i bombardamenti che nel 1943 stavano deturpando la suggestiva città lombarda, non hanno mai fatto difetto.

Mentre il mondo assisteva alla riunificazione del Vietnam e la NASA conduceva la sonda “Viking 1” ad atterrare su Marte, nella lontana estate 1976 accadde infatti che il presidente meneghino Ivanoe Fraizzoli decidesse incredibilmente di scambiare alla pari uno dei centravanti italici più devastanti di sempre con il siculo Pietro Anastasi, di Bobo più giovane ma innegabilmente meno forte.

Un’operazione di mercato che lasciò sconcertati tutti gli aficionados della Beneamata, Boninsegna incluso: perché “Bonimba” – come lo ribattezzò, accostandolo al nano Bagonghi, il giornalista Gianni Brera – nell’Inter era cresciuto, aveva vinto da capocannoniere il suo primo tricolore al termine di una fantastica rimonta ai danni di un Milan che dopo appena sette turni del torneo 1970/’71 vantava già sei punti di vantaggio sui cugini, in 281 match era stato capace di accumulare qualcosa come 171 segnature, in breve tempo aveva conquistato il pubblico con quel preciso mancino d’inaudita potenza e l’animo da leone che spesso lo portavano a cercare la rete perfino a costo di rimetterci la pelle (emblematico, a questo proposito, il gol al Napoli nella stagione dello scudetto: pur d’insaccare la palla di testa, l’attaccante virgiliano rischiò di farsela staccare da un intervento a gamba tesa del difensore partenopeo Panzanato).

Roberto Boninsegna, JuventusDa buon innamorato ferito, tuttavia, l’esplosivo numero nove non si fece sfuggire l’occasione della vendetta: trafisse la sua ex squadra con una doppietta spietata non appena la incontrò da avversario, si fece così immediatamente gradire dai sostenitori della Juventus e contribuì poi in maniera determinante alle loro gioie, partecipando alla vittoria di due campionati, una coppa Italia ed una coppa Uefa nello spazio di tre sole annate, al tramonto delle quali approdò a Verona per godersi gli ultimi spiccioli di una gratificante carriera.

Carriera che visse uno dei momenti più alti nel 1970 in Messico, durante l’edizione dei Mondiali che la gente italiana ricorda con maggior emozione, quella dell’entusiasmante 4-3 contro la Germania in coda ad una gara entrata nella leggenda del football nostrano.

Il valoroso Bobo di tale partita si rivelò gran mattatore anche in virtù della realizzazione del gol che, aprendo le ostilità, diede il “la” ad un incontro epicamente combattuto e regalò la finale agli azzurri di fronte al magnifico Brasile di Pelè: un Brasile che, nonostante il provvisorio pareggio di “Bonimba”, schiantò ad ogni modo 4-1 la compagine del c.t. Valcareggi. Dopo quella messicana, per il centravanti col viso da pugile ci fu una fugace apparizione nel corso dell’amara rassegna successiva disputatasi sul suolo tedesco: il sapore non fu però affatto lo stesso di quarantotto mesi prima, quando balzò talmente sugli scudi da offuscare temporaneamente pure la stella del collega di reparto Gigi Riva, suo ex compagno nel Cagliari dal 1966 al 1969 col quale – essendo entrambe impetuose punte di sfondamento con un unico piede, il sinistro, ma letale – non ebbe mai un rapporto idilliaco a causa della notevole concorrenza venutasi a creare tra di essi.

Le ventidue presenze condite da nove reti con la casacca degli attuali campioni del mondo, tuttavia, sono solo un paio delle molte e significative cifre che hanno consacrato Boninsegna nell’olimpo dei migliori attaccanti, così da essersi meritato una citazione in uno dei film maggiormente autentici ed appassionati del 1998 cinematografico: quel “Radiofreccia” diretto dall’inedito regista Luciano Ligabue in cui il protagonista, davanti ad un microfono di una delle diverse radio libere che cominciavano a prender forma nella provincia emiliana anni Settanta, inizia una schietta recita dei suoi giovani pensieri proprio dicendo <<credo nelle rovesciate di Bonimba>>.

Negli istintivi gesti atletici di questo splendido guerriero di Mantova (che si è dunque confermata, oltre che nebbiosa terra di bellezze artistiche e buona cucina, anche patria di sportivi talentuosi ed audaci come fu il mitico Tazio Nuvolari) si sono riconosciuti due popoli perennemente in contrasto tra loro: Roberto Boninsegna, pur mantenendo ancora oggi un cuore più nerazzurro che bianconero, è riuscito in tale prodezza.

In attesa della sentita sfida di campionato dell’aprile prossimo e di eventuali incroci nelle altre competizioni, una prodezza da derby d’Italia.




Articolo scritto da: Pierluigi Avanzi
Pubblicato il: 21 febbraio 2009
Categoria: Calcio News
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1 Commento

  • GATTO DOMENICO ha detto:

    Ciao rino… bell’articolo come sempre,molta enfasi sul grande bomber boninba ecc… ecc.. però ti scrivo nella sera più bella per te,antibiretrocessi che con la mentalità europea vanno a casa dagli undicesimi in bundes… prova a tornare mica nella notte dei tempi,a aprile 2006… pensa se avessmo potuto dire a noi stessi che in meno di tre anni calcistici avremmo goduto così… ci saremmo sfanculati a vicenda… saluta ms (mauretto nostro) e digli che il derby d’italia si gioca tra le due squadre più vincenti in italia.. da maggio però si tappi la bocca per sempre.. auguri addetto stampa f.c inter 2018!

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