Materazzi Marco, per tutti Matrix

Il derby per me non è una partita importante. E’ la partita.” Sono i rossoneri i veri rivali. Perchè a volte, comandare nella propria città equivale a vincere Scudetti.

Materazzi MarcoEccola qui, una frase che vale una presentazione.

Perchè Materazzi Marco, di Lecce, è fatto cosi. Schietto. D’istinto.

Figlio di un allenatore, ma uomo meno raccomandato d’Italia.

Il derby del 23 dicembre lo aspetta dai primi di agosto. E’ uno di quei tipi che, calendario alla mano, evidenziano le date importanti.

Si tutto bene, ma lei Materazzi lo sa che il derby non lo gioca? Perlomeno non dall’inizio, cioè, viene da un infortunio serio, ha pochi minuti nelle gambe; ha letto i giornali?

Lo sa, lo sa. Non servono i giornali.

E, sempre per la cronaca, lo sa che visto il rendimento attuale di Cordoba e Samuel sarà difficile che la facciano entrare a partita in corso?

Sa anche questo. Ma il simbolo di una squadra sa tante cose. Sa che la sua Inter è almeno il doppio più forte, ma sa anche che è meglio dare il ruolo di favoriti ai cugini perchè “sono i campioni del mondo”.

Poi il derby inizia e le luci sono puntate sul terreno di gioco, e Matrix sprofonda in panchina.

Partita da spettatore. Macchè. Gol del pareggio di Cruz fra tre difensori rossoneri e chi entra in campo ad esultare? Si proprio lui.

Partita da tifoso allora. Neanche per sogno.

Destino vuole che al minuto 37 Samuel subisce un serio infortunio e cosi le telecamere vanno ad inquadrare la panchina nerazzurra.

Chi si scalda? Nessuno. E’ già pronto ad entrare Materazzi Marco ma non a freddo, il suo derby è iniziato da giorni.

Per gli 80.000 di San Siro è come se finalmente tornasse a casa un guerriero, dopo aver condotto epiche battaglie in vari campi d’Italia e del mondo.

In realtà Materazzi Marco detto Matrix dopo il Mondiale in terra tedesca da diavolo è diventato figura mitologica per la stampa che fino a poco tempo prima si dilettava a sottolineare solamente i lati peggiori di Marco. Ora è un santo.

Ma per favore non si faccia l’errore di considerarlo tale.

Neanche lui lo vuole.

Lo smoking bianco e le parole dette a Zidane mica sono da santo.

E il solito caro vecchio discorso del carro dei vincitori no? Si sale tutti aspettando il momento giusto per scendere.

Sul carro però c’è chi c’è sempre stato ed ha preso un biglietto che va fino a fine corsa.

Questi passeggeri mai si sognerebbero di crederlo un santo. No mai.

Simbolo e uomo corretto, questo si.

I gol dello Scudetto nerazzurro a Siena, i gol decisivi al Mondiale, i cori sotto la Nord microfono alla mano a Scudetto conquistato e le stagioni in nerazzurro ne fanno il simbolo di questa squadra.

Il trattare alla pari i ragazzi della Primavera, la solidarietà, il portare la Supercoppa 2006 a Giacinto Facchetti ed il commovente urlo con le braccia alte al minuto 19 della finale di Berlino dopo essere salito in cielo ne fanno un uomo corretto e una persona perbene.

Bentornato Materazzi Marco, per tutti Matrix.




Articolo scritto da: Mauro De Biasi
Pubblicato il: 6 gennaio 2008
Categoria: Calcio News
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