Dov’è finito il nostro calcio?

Dov’è finito il nostro calcio? Una domanda che mi sono chiesto da molto tempo e che ormai è sulla bocca (o nella mente) di molta gente e che rischia quasi di diventare patetica, alle orecchie di chi invece è contento di questo nuovo modo di seguire tale gioco. Tuttavia la domanda che ho enunciato alla fine di questo articolo è normale tra quelli della mia generazione, coloro che vivono ancora dei ricordi di un calcio che non c’è più e che gridano a gran voce che questo calcio non piace loro.

Assieme a “dov’è finito il calcio?”, ci si chiede  dove sono i campioni, dove sono le magie, le rodezze e, soprattutto, dov’è la poesia del calcio?

Senza dubbio la colpa maggiore può essere additata alla televisione, quello strumento che a suo tempo rivoluzionò il modo di vedere una partita di calcio, permettendo agli appassionati di non dover pagare una somma (particolarmente alta, soprattutto quando c’erano i derby o quelli che, adesso, vengono chiamati “big match”) per vedere le partite e di non patire troppo le intemperie che particolarmente nel nord Italia, culla di gran parte di squadre blasonate del passato e del presente, funestavano le giornate nell’inverno rigido degli anni passati.

Proprio questo mezzo, al quale si deve il merito di averci fatto sognare, sta rovinando il football in maniera esagerata, più di quanto questo sport non si meriti. Basta guardare alcune differenze principali per rendersi conto di cosa è successo: negli anni ’70-’80 la maratona calcistica iniziava con “Tutto il calcio minuto per minuto” – prima solo i secondi tempi, poi l’intera partita – con la voce suadente di Enrico Ameri e quella mitica, rauca e profonda di Sandro Ciotti: entrambi non fornivano solo radiocronache, quanto piuttosto descrizioni perfette di tutte le azioni di gioco, con un garbo e uno stile che la trasmissione oggi fortunatamente riesce ancora a mantenere.

Il pomeriggio seguiva con 90° minuto, con lo zelante e gentile Paolo Valenti e i suoi mitici inviati, ognuno con una caratteristica peculiare: l’entusiasmo di Luigi Necco – che spesso si circondava dei tifosi di Napoli o Avellino, la precisione e la flemma di Gianni Vasino, l’accento toscano e la parlata a volte impacciata di Marcello Giannini e la faccia di Tonino Carino (da Ascoli), forse la figura rimasta di più nell’immaginario collettivo della gente, assieme a Paolo Valenti.

Il tempo di vedere la sintesi della partita di Serie A (di solito il match più importante o quello più significativo) su Raidue e dopo un’ora circa iniziava Domenica Sprint, con la sigla “Viva viva, il goleador.”, che introduceva anche ogni servizio delle partite. Tale programma decretava di solito la fine della mia giornata calcistica da bambino, visto che il programma successivo, “La domenica sportiva“, iniziava troppo tardi e io riuscivo solo a vederne la sigla, mentre al momento della moviola di Carlo Sassi io ero già tra le braccia di Morfeo…

Ora che fine ha fatto tale maratona? 90° minuto dopo circa 30 anni si chiama “Controcampo – ultimo minuto” ed è piena di parole sul campionato, sui giocatori e sulle loro amate vallette, la sintesi e “Domenica sprint” dissoltesi già da molto tempo e “La domenica sportiva” ridotta a un salotto, con l’unico vantaggio di essere forse un po’ più sportiva e un po’ meno esclusivamente calcistica…

Tutto questo grazie ai soldi: la Rai si è vista soffiare i diritti in chiaro per trasmettere tutti i gol della serie A, mentre Sky ha acquistato pagando profumatamente i diritti di trasmissione delle partite in diretta e facendosi pagare altrettanto profumatamente la messa in onda per gli utenti. I novantesimi minuti, o ultimi minuti che dir si voglia, non servono più, in quanto si sa già quali sono stati i gol e come sono stati, grazie ai 5 euro a partita o agli abbonamenti di 30 euro al mese.

La necessità di riempire lo spazio televisivo e di far fruttare i soldi spesi per i diritti porta a trasformare quelle trasmissioni che una volta presentavano le partite con una sintesi e qualche battuta, in  dibattiti prolissi e chiacchiere riguardo a problemi del calcio ormai conosciuti da tutti, e i giornalisti, lungi da seguire certi maestri come Beppe Viola e Gianni Brera, preferiscono gettarsi in una noiosa analisi oggettiva delle partite, facendo perdere la poesia dell’improvvisazione, a volte esercitata da persone come i due grandi giornalisti citati in precedenza.

Ecco forse dov’è finito il nostro calcio: in una spirale di soldi, scandali e falsità e se è vero che i secondi ci sono e ci sono sempre stati (pensiamo al caso “Allemandi” del 1927 e allo scandalo del calcio-scommesse nel 1980), i giornalisti e altri “addetti ai lavori” sapevano comunicarci una poesia che ora non riusciamo a capire.

Nessuno ora si attacca più alle radioline la domenica, facendo impazzire la propria ragazza, che vorrebbe magari maggior attenzione: internet, i telefonini e il Televideo (che però non mi sento di colpevolizzare troppo, esistendo esso già da più di una ventina d’anni) ci permettono di sapere in tempo reale i risultati e, come detto in precedenza, le reti Sky tappano praticamente la bocca ai radiocronisti di “Tutto il calcio minuto per minuto”, l’unico baluardo del vecchio calcio che resiste e che, a mio avviso, sarebbe bene conservare gelosamente.

Forse è questa un patetico urlo di disperazione di una persona attaccata al passato e che non vuole vedere quello che è il presente, o più semplicemente, una considerazione di una persona che ormai non sente più nulla di romantico nel calcio e che, davvero con passione, si diverte e vuole riassaporare la storia di uno sport che ha cambiato il modo di vivere, sognare e amare di molti appassionati.




Articolo scritto da: Federico
Pubblicato il: 6 gennaio 2008
Categoria: Calcio News

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